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Calarsi nella Grotta Gigante genera pensieri inaspettati
Calarsi nella Grotta Gigante genera pensieri inaspettati03/04/2025
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È immensa, la più grande del mondo, profonda 252 metri, la Grotta Gigante fu scoperta, per la prima volta, nel 1840 da Anton Frederick Lindner, che si calò con una corda fino al fondo della Grande Caverna nella speranza, poi disattesa, di raggiungere il fiume sotterraneo Timavo. Questa ricerca si rendeva necessaria per fronteggiare l’emergenza idrica in cui si trovava la città di Trieste, a quel tempo parte integrante dell’impero austro-ungarico.

Nel 1890 vi fu una seconda esplorazione, da parte del Club Touristi Triestini e nel 1897 lo speleologo Giovanni Andrea Perko ne compilò un referto che faceva presagire tracce di vita nei secoli e nei millenni precedenti. La sua esplorazione portò la grotta ad avere un nome di riconoscimento – Kaiser Dom – in onore dell’imperatore Francesco Giuseppe I.

Immaginate cosa significasse calarsi con una corda nel vastissimo buio di questa grotta, quale coraggio da parte di quegli uomini, ma è solo in questo modo che noi, oggi, possiamo comprendere, almeno in parte, la storia della Terra magari comodamente seduti in poltrona leggendola su un libro.

Il Carso, nella preistoria fu uno dei territori frequentati da gruppi di nomadi o seminomadi che utilizzò, e questo lo sappiamo grazie al ritrovamento di reperti, le grotte sotterranee per rifugiarsi. Sono, infatti, 180 le grotte nel Carso dove sono stati rinvenuti manufatti. Così come furono utilizzate come stalle per la pastorizia o come sede di ritualità, nel caso della Grotta del Mitreo dove venne rinvenuto un santuario.

Andiamo avanti con le date e arriviamo al 1905 quando i soci del Club Touristi Triestini acquistano i terreni soprastanti alla grotta e ai due ingressi per avviare il progetto turistico della Grotta Gigante. Il primo gruppo di turisti la visitò nel 1910, grazie al fatto che le guide si dotarono di lampade ad acetilene a grande disco parabolico per illuminare i tratti visitabili. Si aprì di fronte a loro uno spettacolo mozzafiato, in quell’antro c’erano millenni di lavoro instancabile dettato dallo scorrere dell’acqua. Stalattiti e stalagmiti che si cercavano, accumulando queste ultime un millimetro di pietra ogni vent’anni dato dalle gocce che cadevano dall’alto spiaccicandosi sulla base della stalagmite. Un’operazione che perdura ancora e lo si vede bene dall’altezza della stalagmite chiamata Ruggiero, ha 100.000 anni e sta aspettando con infinita pazienza di ricongiungersi con la stalattite che la anima. Che storie d’amore incredibili.

Fu nel 1957 che l’utilizzo turistico della Grotta Gigante divenne costante grazie al primo impianto fisso di illuminazione, da quel momento si costruirono percorsi sicuri come quello attuale che comprende 500 scalini antiscivolo per la discesa e altrettanti per la risalita.

Calarsi nella Grotta Gigante genera pensieri inaspettati

Nel 2005 fu scoperto un nuovo ramo della Grotta che porta la sua profondità a 252 metri sottoterra. In quella parte si può andare con gli speleologi che fanno da guide esperte; si tratta, infatti, di pozzi verticali che si possono osservare dalla Sala dell’Altare risalendo i 500 gradini lungo la via intitolata a Carlo Finocchiaro, lo speleologo più famoso del Friuli Venezia Giulia. Negli anni ’50 esplorò le grotte di mezza Italia e, verso la fine dei suoi anni, scrisse un libro descrittivo della Grotta Gigante.

Siamo arrivati sul fondo del percorso, un’imponente sala dall’incredibile volume di 365.000 metri cubi e dall’altezza di quasi 100 metri. È qui che si possono fare le fotografie ma è anche il posto dove riflettere su questa esperienza unica e forse impossibile da raccontare. Siamo scesi verso il centro della terra, le prime cose che mi vengono in mente sono i libri che leggevo da adolescente, quelli di Jules Verne, che stimolarono in me la passione per i viaggi, per la scoperta dei luoghi. Poi penso a come e quando l’uomo comune ha capito la circolarità della terra; probabilmente quando adottò uno stile di vita stanziale, circa 10.000 anni fa con l’avvio delle pratiche agricole, guardando ogni sera la volta celeste per carpirne i movimenti. Infine mi rendo conto del silenzio che c’è, qui a 100 metri sottoterra. Un silenzio immenso, rotto solo dalle incessanti cadute delle gocce d’acqua che perdura da milioni di anni.

Una volta usciti andate sul Monte Grisa, a pochissimi chilometri, per guardare dall’alto il golfo di Trieste e il Castello di Miramare, ma quella è un’altra storia che vi racconteremo.



 

PER VISITARE

Le prenotazioni si fanno telefonando ai numeri +39 389 1626295 e +39 040 327312

Oppure scrivendo a info@grottagigante.it

 

GROTTA GIGANTE

Borgo Grotta Gigante, 42/A

34010 Sgonico (TS)